Panorama di Corridonia dall'Abbazia di San Claudio
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Abbazia di San Claudio
Palazzo Persichetti Ugolini
Teatro Velluti
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Corridonia

-Chiesa dei SS Pietro, Paolo e Donato
Ricostruita su disegno del Valadier su struttura del secolo XIII (di cui resta la cripta, visitabile a richiesta), mostra un interno singolare a tre navate che, a metà, incurvano per generare la cupola. Conserva un “Crocifisso” del Duecento in legno policromo, davanti al quale la tradizione popolare vuole si sia raccolto in preghiera San Francesco d’Assisi. Nella parte sotterranea della chiesa si trova la Cripta dove sono riposte le spoglie dei sacerdoti e dei chierici della parrocchia, nonché dei componenti delle famiglie nobili del tempo. Accanto alla chiesa vi è la pinacoteca parrocchiale che nata per iniziativa di padre Pallotta custodisce pregevoli opere come: la “Madonna con Bambino” di Carlo Crivelli (1470-1473), la “Madonna dell’umiltà”, di Andrea da Bologna (1373), una “Madonna con Bambino e Santi” di Lorenzo d’Alessandro (1481), una “Madonna con Bambino, San Pietro e San Francesco” di Vincenzo Pagani (1517).
Conserva un “Crocifisso” del Duecento in legno policromo, davanti al quale la tradizione popolare vuole si sia raccolto in preghiera San Francesco d’Assisi. Nella parte sotterranea della chiesa si trova la Cripta dove sono riposte le spoglie dei sacerdoti e dei chierici della parrocchia, nonché dei componenti delle famiglie nobili del tempo. Accanto alla chiesa vi è la pinacoteca parrocchiale che nata per iniziativa di padre Pallotta custodisce pregevoli opere come: la “Madonna con Bambino” di Carlo Crivelli (1470-1473), la “Madonna dell’umiltà”, di Andrea da Bologna (1373), una “Madonna con Bambino e Santi” di Lorenzo d’Alessandro (1481), una “Madonna con Bambino, San Pietro e San Francesco” di Vincenzo Pagani (1517).
Indirizzo Via Cavour
Data costruzione: XIII secolo
-Chiesa di San Francesco
La chiesa di San Francesco è una delle più antiche del paese. Fu edificata, intorno all’anno 1000, dai benedettini del monastero di Santa Croce al Chienti. Dato che la costruirono nei pressi della roccaforte all’epoca esistente in quella zona, la chiamarono Santa Maria in Castello o Santa Maria di fronte al Castello.
Dell’architettura originale non è rimasto praticante niente che ci possa dimostrare il suo aspetto. In seguito ad alcune donazioni, nelle vicinanze della chiesa vennero realizzati in cimitero ed un convento. Secondo la tradizione del tempo, accanto a questo nuovo luogo di culto venne piantato un olmo. Nel corso degli anni crebbe a tal punto da divenire il simbolo del Comune, che non a caso in quel periodo era ancora conosciuto come Montolmo. Verso l’inizio del 1200 la piccola chiesa di santa Maria in Castello versava in condizioni pessime. Le intemperie che si abbattevano sul colle dove sorgeva rendevano necessari continui lavori di manutenzione. I monaci, però, non avevano risorse sufficienti. Così, il 5 febbraio del 1233, pochi anni dopo la morte di San Francesco, la chiesa venne venduta all’ordine dei frati Minori. Proprio durante questo periodo, infatti, la presenza dei francescani nella zona era aumentata notevolmente. Ottenute una serie di donazioni, si procedette con la ristrutturazione e l’ampliamento della chiesa e dell’annesso convento. Sotto le maestranze di Giorgio da Como, l’intero complesso acquistò un’architettura di evidente stile gotico, in parte ancora visibile. La chiesa vera e propria, dedicata a San Francesco, venne consacrata solo nel 1399 da Giovanni da Montelupone Vescovo Neopatrense, appartenente allo stesso ordine. Il seguito, il suo pregio crebbe moltissimo, soprattutto grazie alla presenza di pregevoli opere d’arte che vi risiedono tuttora. Per un lungo arco di tempo, praticamente durante tutto il Medioevo fino alle porte dell’Ottocento, allorché venne ingrandita quella dei Santi Pietro, Paolo e Donato, la chiesa di San Francesco fu considerata come quella più capiente ed importante della città. In essa si svolgevano le celebrazioni religiose fondamentali, come l’amministrazione della cresima o la predicazione durante il periodo dell’Avvento e della Quaresima. Nel 1476 venne iniziata la costruzione di un campanile, progetto reso concreto grazie ai contributi del Comune e delle famiglie nobili dei Lepretti e dei Filippini, che si erano trasferiti a Montolmo da Recanati. Il risultato fu una torre alta 40 metri, abbellita sulla sommità con una serie di maioliche, culminante con una punta di mattoni a vista. Nel 1575, due orologiai maceratesi, mastro Lorenzo e mastro Ippolito, vi installarono il primo orologio pubblico. Vista l’eccellente altezza della struttura, essa venne utilizzata anche come punto di osservazione, utile per segnalare eventuali attacca da parte di pirati saraceni, frequenti in quell’epoca. Successivamente, nel 1566, sotto il pavimento della chiesa vennero impiantate delle catacombe, in cui ospitare i defunti della maggiori famiglie aristocratiche della città. Tali catacombe, nonostante i diversi lavori di ristrutturazione, sono tuttora rimaste quasi del tutto intatte. Durante il periodo del dominio napoleonico, le soppressioni degli ordini religiosi che allora vennero emanati dai francesi, si scagliarono anche contro l’ordine dei Minori conventuali. Nel 1813, il marchese Anton Clemente Ugolini acquistò l’intero complesso, chiesa, convento ed orto. Una parte della struttura tornò poi nelle mani dei francescani grazie all’operato del frate Francesco Bartoloni, il quale fu anche responsabile dell’ammodernamento che, intorno agli anni 1830 e 1850, trasformò quasi completamente il sacro edifico di stile gotico e gli diede la sua fisionomia barocca. La pianta ad un’unica navata ha altari addossati alle pareti, inseriti tra quattro colonne con capitelli corinzi. Al suo interno si conserva inoltre un organo del 1859 opera di “G. Bazzani” e numerose opere d’arte su tela e su tavola risalenti al XVII secolo. All’indomani dell’annessione delle Marche al nuovo Regno unitario, i decreti di soppressione delle corporazioni religiose, predisposti dai piemontesi nella figura di Lorenzo Valerio, colpirono anche l’ordine dei Minori conventuali di Pausula. Le conseguenze più immediate, come era prevedibile, si abbatterono immediatamente sulla vita degli stessi monaci. Attualmente, i locali dell’ex convento dei Minori conventuali sono occupati ancora dalle scuole, anche se, nel corso degli anni, le diverse tipologie di pubblica istruzione si sono succedute diverse volte. I locali hanno ospitato dal 1908 il nucleo storico dell’istituto professionale (denominato all’epoca scuola di Arti e Mestieri), fondato con il contributo del Comune, dalla Congregazione di carità, del Ministero e della Provincia. La scuola si è trasferita all’inizio degli anni ’60 nel nuovo complesso costruito dall’E.N.A.O.L.I. Dopo aver ospitato anche la scuola elementare, oggi è sede della scuola media. Ulteriori stanze del complesso architettonico sono state predisposte per istituirvi alcuni uffici pubblici, come l’anagrafe e gli uffici elettorali. Diverso è il discorso per la chiesa di San Francesco. Nel 1928 il Comune affidò questo luogo di culto di altissimo valore artistico alla Congregazione dei contadini. L’incarico era quella di provvedere alla sua manutenzione, cosa che venne eseguita fino all’inizio degli ultimi lavori di restauro, risalenti a i primi anni Novanta. Oggi, la chiesa viene utilizzata come Auditorium dove vengono organizzate di carattere artistico e conferenza. D’altronde, i suoi interni sono molto suggestivi. La chiesa è stata dichiarata Monumento nazionale ai sensi della legge n.1089 dell’1.6.1939.
Data costruzione: anno 1000
-Gli Zoccolanti
L’ex convento dei Frati minori dell’Osservanza con l’annessa chiesa della Madonna dei Monti sorge su una collina a trecento metri dal centro abitato di Corridonia. Da sempre l’edificio è conosciuto come gli Zoccolanti.
Il curioso nome venne loro affibbiato nel 1386, quando alcuni frati, stabilitisi nella zona boscosa di Brugliano, in Umbria, avevano ottenuto il permesso di calzare zoccoli di legno, per difendersi in qualche modo dai serpenti che infestavano la zona. Essi a Pausula venivano cosi chiamati anche per il tipico rumore che gli zoccoli facevano sui san pietrini del centro. Il cenobio, composto da un chiostro cinquecentesco e la chiesa nel medesimo stile, è stato edificato nel 1510 e fu scelto dai frati, che prima risiedevano in una casa di fronte a Santa Maria in Castello, perché il nuovo alloggio era vicino alla cittadina ma adatto al riposo. La direzione dei lavori fu affidata ad un monaco-architetto proveniente dalla casa madre di Osimo che trasse sicuro beneficio dalla particolare terra su cui sarebbe sorto il monastero, particolarmente adatta alla costruzione dei mattoni. La costruzione fu finanziata dal comune di Pausula e da alcune famiglie facoltose del luogo. Ben presto il monastero si impose come uno dei più importanti della provincia anche perché i Frati Minori Osservanti vi organizzarono uno Studio (Università) che attraeva nomi facoltosi. Fino alla fine del 1600 il convento godette di un periodo di grande splendore, ma dopo una pestilenza che decimo la popolazione e un disastroso terremoto nel 1703 subì gravi danni. Dopo queste calamità a causa della povertà che seguì il convento perse il suo antico splendore e molti giovani dovettero interrompere i loro studi. Durante il periodo napoleonico il convento fu soppresso. I frati dovettero abbandonare il convento che fu chiuso con la chiesa annessa nonostante il Municipio avesse più volte sottolineato come esso fosse fondamentale per la cittadina. Gli orti e il fabbricati furono venduti dal Demanio al marchese Clemente Ugolini. Nel 1843 i frati riuscirono a ricomprare dal marchese il convento pagando una somma cospicua. Seguirono opere di consolidamento e restauro che portarono i frati a rientrare nel convento solo nel 1846. Nel 1860 in esecuzione del decreto Valerio la proprietà del convento passò alla cassa ecclesiastica. Il comune comunque concesse ai monaci di continuare a far vita comune negli Zoccolanti almeno fino alle leggi di soppressione degli ordini religiosi del 1866-67. All’inizio del 1867, loro malgrado, i francescani furono costretti a lasciare la loro dimora. Nel luglio 1867 il Fondo per il culto cedette il convento al Municipio, che chiese al governo regio di poterlo adibire a Civico Ospedale. Il comune di fatto entro in possesso del monastero il 1 settembre 1867 ma non lo adibì all’uso che aveva richiesto per la sua lontananza dalla cittadina. Il 10 ottobre 1909 il Fondo per il culto dopo un sopraluogo dell’Ufficio Tecnico di Finanza di Ancona, decise di procedere alla chiusura legale della chiesa e di cederne la proprietà al Comune. Il 7 novembre Giuseppe Russo, ricevitore del registro di Macerata, si recò a Pausula, dove alla presenza del sindaco Francesco Velluti chiuse la chiesa e deliberò che il convento sarebbe stato adibito a luogo d’isolamento per gli infermi di malattie infettive. Dal 1909 gli Zoccolanti subirono un interminabile calvario, il comune, infatti, lasciò lo stabile quasi in uno stato di totale abbandono adibendoli agli usi più disparati tra cui la coltivazione del baco da seta. Nel 1917 dopo la sconfitta di Caporetto, l’edificio ospitò centinaia di profughi provenienti dalle province di Udine, Gorizia e Belluno che si sistemarono alla meglio nei locali dove rimasero per quindici mesi. Dopo la seconda guerra mondiale le stanze furono nuovamente rimaneggiate per ospitare molte famiglie provenienti dal litorale. Dopo la guerra continuo ad ospitare le famiglie più bisognose fino a che negli anni ’60 non vennero costruite le prime case popolari. Oggi la struttura e quasi totalmente inagibile.
Data costruzione: anno 1510
-Le Porte
Nel XIII secolo Montolmo possedeva una cinta difensiva costituita da torri e bastioni collegati tra loro da vere e proprie fortificazioni. Di essa sopravvivono due porte castellane inserite all’interno dell’attuale circuito murario: Porta San Pietro e Porta San Donato Vecchia. La forma della città murata coincide con quella che volle darle, a partire dal 1433, Francesco Sforza. i lavori di costruzione delle nuove mura iniziarono nel 1436 e continuarono fino al 1471. Il percorso era aperto in cinque punti da porte che, nonostante modifiche e demolizioni, sorgono ancora oggi sugli stessi luoghi originari, ad eccezione di Porta Sejano completamente demolita nel secolo scorso, quando fu sistemato l’incrocio della strada di circonvallazione con la strada provinciale.
Data costruzione: XIII secolo
-Palazzo Persichetti Ugolini
Il maestoso Palazzo Persichetti-Ugolini, residenza patrizia della famiglia omonima, è compreso nel complesso ex conventuale San Francesco e si erge sul lato sinistro di Piazza del Popolo di fronte all’abside della chiesa. Fu costruito nel XVIII secolo per accorparlo al complesso ex-conventuale. Tale accorpamento è dimostrato dalla diversa struttura architettonica delle sue parti principali avvertibile chiaramente nel gigantesco portico prospiciente la piazza e nei piani primo e secondo che presentano una tipologia architettonica coerente e tipica dell’800 mentre invece il piano terra e parte del piano primo sono riconducibili ad epoca più remota, XIII e XIV secolo. Il 7 gennaio del 1813 Anton Clemente Ugolini, per salvarlo dalle leggi di soppressioni napoleoniche, acquista dai Reverendi Padri Conventuali Francescani il preesistente Convento e vi edifica quindi il Palazzo. I Persichetti subentrano nella proprietà del Palazzo a fine ‘800 e rimangono suoi proprietari nella veste della Contessa Persichetti Ugolini Elena Fausta fino al 1998. L’anno dopo la morte della Contessa, nel 1999, il Comune acquista l’immobile dalle Sig.re Cardelli Anna e Cardelli Paola, eredi della Contessa Persichetti Ugolini Elena Fausta. All’interno le sale del piano primo e secondo, coperte in parte a volta con mattoni in foglio ed in parte con canne e gesso, sono interessate da decorazioni a tempera di estrema bellezza ed eleganza, espressione tipica della moda dell’epoca. La maggior parte dei dipinti è riconducibile alla prima metà dell’ottocento e lasciano pensare alla mano di un pittore locale. Il settecentesco Palazzo Persichetti-Ugolini è la sede della Pinacoteca Civica è, residenza patrizia della famiglia omonima. La raccolta comprende opere pittoriche, reliquari e crocifissi lignei. All’interno le sale del piano primo e secondo, coperte in parte a volta con mattoni in foglio ed in parte con canne e gesso, sono interessate da decorazioni a tempera di estrema bellezza ed eleganza. Tra gli artisti di maggior rilievo Durante Nobili da Caldarola, i fratelli Morganti, Francesco Trevisani, Giovanni Maria Morandi e Sigismondo Martini. Al secondo piano di Palazzo Persichetti Ugolini è ubicata la Biblioteca Comunale. Il suo patrimonio documentario consta attualmente di circa 2000 monografie, divise fra materiale antico e moderno. Fra le tante opere di pregio (es. dizionari, enciclopedie, mediateca) vanno, senza dubbio, menzionati il ricco fondo di Arte nelle sue molteplici sfaccettature, la vasta scelta di romanzi classici e moderni e la notevole sezione Marche. Peculiari risultano, invece, essere i ricchi fondi tematici relativi ai più importanti personaggi storici locali, quali Filippo Corridoni e Luigi Lanzi, oltre alla sezione Corridonia.
Fu costruito nel XVIII secolo per accorparlo al complesso ex-conventuale. Tale accorpamento è dimostrato dalla diversa struttura architettonica delle sue parti principali avvertibile chiaramente nel gigantesco portico prospiciente la piazza e nei piani primo e secondo che presentano una tipologia architettonica coerente e tipica dell’800 mentre invece il piano terra e parte del piano primo sono riconducibili ad epoca più remota, XIII e XIV secolo. Il 7 gennaio del 1813 Anton Clemente Ugolini, per salvarlo dalle leggi di soppressioni napoleoniche, acquista dai Reverendi Padri Conventuali Francescani il preesistente Convento e vi edifica quindi il Palazzo. I Persichetti subentrano nella proprietà del Palazzo a fine ‘800 e rimangono suoi proprietari nella veste della Contessa Persichetti Ugolini Elena Fausta fino al 1998. L’anno dopo la morte della Contessa, nel 1999, il Comune acquista l’immobile dalle Sig.re Cardelli Anna e Cardelli Paola, eredi della Contessa Persichetti Ugolini Elena Fausta. All’interno le sale del piano primo e secondo, coperte in parte a volta con mattoni in foglio ed in parte con canne e gesso, sono interessate da decorazioni a tempera di estrema bellezza ed eleganza, espressione tipica della moda dell’epoca. La maggior parte dei dipinti è riconducibile alla prima metà dell’ottocento e lasciano pensare alla mano di un pittore locale. Il settecentesco Palazzo Persichetti-Ugolini è la sede della Pinacoteca Civica è, residenza patrizia della famiglia omonima. La raccolta comprende opere pittoriche, reliquari e crocifissi lignei. All’interno le sale del piano primo e secondo, coperte in parte a volta con mattoni in foglio ed in parte con canne e gesso, sono interessate da decorazioni a tempera di estrema bellezza ed eleganza. Tra gli artisti di maggior rilievo Durante Nobili da Caldarola, i fratelli Morganti, Francesco Trevisani, Giovanni Maria Morandi e Sigismondo Martini. Al secondo piano di Palazzo Persichetti Ugolini è ubicata la Biblioteca Comunale. Il suo patrimonio documentario consta attualmente di circa 2000 monografie, divise fra materiale antico e moderno. Fra le tante opere di pregio (es. dizionari, enciclopedie, mediateca) vanno, senza dubbio, menzionati il ricco fondo di Arte nelle sue molteplici sfaccettature, la vasta scelta di romanzi classici e moderni e la notevole sezione Marche. Peculiari risultano, invece, essere i ricchi fondi tematici relativi ai più importanti personaggi storici locali, quali Filippo Corridoni e Luigi Lanzi, oltre alla sezione Corridonia.
Data costruzione: XVIII secolo
-Piazza Filippo Corridoni e Palazzo Comunale
La piazza costituisce un importante esempio dell’architettura Razionalista italiana. Costruita sull’antica Piazza Castello, di cui restano la chiesa di San Francesco ed alcune case del XV secolo, la sua caratteristica principale è quella di aver creato un ambiente urbano moderno in un tessuto edilizio antico.
Tutto ebbe inizio con l’abbattimento di alcune costruzioni situate nell’area interessata dai lavori: una fortificazione di epoca medievale, la chiesa di Santa Maria de Jesu e numerose abitazioni già espropriate. Si procedette quindi con un consistente sbancamento di terreno, per livellare la superficie ottenuta a seguito delle demolizioni. Il livello del vecchio piano di calpestio è ancora visibile sul fianco sinistro della chiesa di San Francesco, per la quale si dovette costruire una scalinata di raccordo fra l’ingresso principale, rimasto in posizione sopraelevata, e la pavimentazione della piazza. L’area fu inaugurata alla presenza di Benito Mussolini nel 1936, al culmine delle celebrazioni organizzate in memoria di Corridoni: in onore di quest’ultimo, nel 1931 la città di Pausula aveva mutato il proprio nome assumendo quello di Corridonia. Nell’occasione, il regime bandì un concorso nazionale per la progettazione della piazza, i cui risultati non furono però giudicati soddisfacenti. Si decise così di scindere il progetto, affidando a Oddo Aliventi l’incarico di eseguire l’imponente statua, mentre l’arch. Giuseppe Marrani e l’ing. Pirro Francalancia avrebbero portato a termine la piazza ed un complesso comprendente il nuovo municipio, l’ufficio postale, una fontana-acquedotto e le relative strutture di collegamento. Il Palazzo Comunale funge, inoltre, da cornice al monumento di Filippo Corridoni, scultura in bronzo alta sette metri, realizzata da Oddo Aliventi. Sul lato settentrionale s’innalza il monumento ai caduti, con alla base una fontana in marmo. La piccola chiesa seicentesca del Suffragio chiude la piazza e testimonia l’originaria conformazione della stessa. La scultura di Oddo Aliventi misura sette metri d’altezza; dodici con l’aggiunta del basamento. Per realizzarla vennero fusi diversi cannoni requisiti agli austriaci durante la prima guerra mondiale. Nella porzione inferiore è posizionata quella che potrebbe sembrare la carena di una nave, si tratta in realtà della torretta di un sommergibile concepita con funzione di pulpito. Nella parte sottostante del monumento un arengario, composto da sei bassorilievi in bronzo, illustra i momenti salienti della vita di Corridoni: il sindacalismo, l’interventismo, il sacrificio. Superando il monumento si incontrano i tre ingressi sotto il portico da cui si accede all’atrio del Palazzo Comunale dove è visibile la bella scala d’onore. L’edificio Comunale funge da cornice al monumento all’eroe comprende un corpo centrale e uno laterale collegati da loro da un bel portico. Il palazzo comprende due piani e un ammezzato. Nel piano terreno, dopo un ampio atrio, a cui si accede dal portico mediante tre ingressi, si trovavano, il salone di onore per le pubbliche cerimonie e la biblioteca, gli uffici per le guardie, l’ufficiale sanitario e il veterinario. La Sala Consiliare, prima chiamata la Sala dell’Impero è costituita da un soffitto e un pavimento decorati in modo da riprodurre quelli del Pantheon a Roma. Sulla parete di fondo si trovava l’affresco denominato “Tireremo Diritto”, dell’artista Guglielmo Ciarlantini, raffigurante Mussolini a cavallo come un moderno San Giorgio, con il drago ai suoi piedi e le aquile meccaniche alla maniera futurista che volano in alto a sinistra. Ultimato il 20 ottobre 1936 per l’inaugurazione del Palazzo Comunale, nei giorni seguenti la liberazione di Corridonia, il dipinto venne graffiato e coperto da uno strato d’intonaco. Con una doppia scala si saliva al pianerottolo da cui si accedeva alla pinacoteca, alla logia del salone d’onore e all’archivio. Al primo piano, un grande salone per il pubblico dava accesso a tutti gli uffici. Dal portico si accedeva inoltre agli uffici poste, e telegrafo. Al lato opposto da alcuni gradini si accedeva ad una terrazza scenografica che dà sulla piazza. Fanno da corona alla piazza i vecchi fabbricati restaurati, della monumentale Chiesa di S. Francesco, delle scuole urbane con il grazioso porticato romancio e delle case Bartolazzi, Barconi e Cambogiani. Si segnala, infine, uscendo dalla Piazza, lasciandosi alle spalle il palazzo comunale, alla destra del monumento, la scritta 1936 fatta con mattoncini rossi che si confondono tra i San Pietrini della pavimentazione. Ricordo perenne dell’anno d’inaugurazione.
Data costruzione: XV secolo
-San Claudio
L’Abbazia di San Claudio sorge in una pianura fertile e produttiva. Nel raggiungerla il viaggiatore si imbatte nel maestoso viale di 548 cipressi di rara bellezza e grandiosità. L’Abbazia è uno dei monumenti romanici più interessanti della Marche e ha origini molto antiche, essendo sorta nel V o VII secolo sulle rovine dell’antica città romana di Pausolae. Venne restaurata ed in parte rimaneggiata tra la fine dell’IX e l’inizio del XII secolo. L’edificio ha pianta a croce greca, con tre absidi semicircolari posteriori e due laterali. La facciata è stretta da due torri scalari cilindriche, aperte in alto da monofore e bifore, che avevano, oltre alla funzione di collegamento interno delle due chiese sovrapposte, quella di posto di vedetta e di difesa. Lo scalone esterno, per il quale si accede alla chiesa sovrastante, è di epoca successiva così come il portale a strombo di marmo in stile romanico. L’interno dell’abbazia è caratterizzato da numerosi archi a volte e dalle cinque absidi. Nel catino absidale centrale due affreschi gotici di autore anonimo (1486) rappresentano S. Rocco e S. Claudio.
Venne restaurata ed in parte rimaneggiata tra la fine dell’IX e l’inizio del XII secolo. L’edificio ha pianta a croce greca, con tre absidi semicircolari posteriori e due laterali. La facciata è stretta da due torri scalari cilindriche, aperte in alto da monofore e bifore, che avevano, oltre alla funzione di collegamento interno delle due chiese sovrapposte, quella di posto di vedetta e di difesa. Lo scalone esterno, per il quale si accede alla chiesa sovrastante, è di epoca successiva così come il portale a strombo di marmo in stile romanico. L’interno dell’abbazia è caratterizzato da numerosi archi a volte e dalle cinque absidi. Nel catino absidale centrale due affreschi gotici di autore anonimo (1486) rappresentano S. Rocco e S. Claudio.
Data costruzione: V o VI secolo